Oggi, 22 aprile, è la Giornata della Terra. Il tema di quest’anno – “Our Power, Our Planet” – ci ricorda che proteggere il pianeta è una responsabilità collettiva. Ma c’è una domanda che viene prima di tutto: come facciamo, concretamente, a sapere cosa sta succedendo al nostro pianeta? Chi lo tiene d’occhio? A questa domanda Comics&Science ha dedicato un intero albo – The EO Issue – e in questa Giornata della Terra ci sembra il momento perfetto per ripartire da lì.

Spilletta "Why haven't we seen a photograph of the whole Earth yet?" - Giornata della Terra Una spilletta da 25 centesimi

Febbraio 1966. Stewart Brand è sul tetto di casa sua, guarda la skyline e – complice una sobrietà non totale – ha l’impressione che le cime dei palazzi divergano per via della curvatura terrestre. Si chiede: e se potessimo salire ancora più in alto, fino a vedere la Terra tutta intera? Quanto cambierebbe il nostro modo di pensarla?

La settimana dopo è nel cortile dell’Università di Berkeley a vendere spillette da 25 centesimi con su scritto: “Why haven’t we seen a photograph of the whole Earth yet?” – Perché non abbiamo ancora visto una foto della Terra tutta intera?

Meno di due anni dopo, quella foto arrivò. E poco dopo nacquero l’ambientalismo moderno e il primo Earth Day (1970). Non è un caso: vedere il pianeta intero, fragile e sospeso nel buio, ha cambiato tutto.

Questa storia la racconta Guglielmo Rossi in uno dei contributi di The EO Issue, l’albo che Comics&Science ha dedicato nel 2021 all’Osservazione della Terra – e che oggi, in occasione della Giornata della Terra, vale la pena riscoprire. Quella spilletta da 25 centesimi ha messo in moto qualcosa di enorme. E oggi i “discendenti” di quell’intuizione non sono più le singole fotografie, ma un sistema di osservazione globale che funziona 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Pianeta Terra - Giornata della Terra

 

Copernicus: gli occhi dell’Europa sul pianeta

Si chiama Copernicus, ed è il più ambizioso programma civile di osservazione della Terra al mondo. Nell’albo, Bruno Buongiorno Nardelli e Domenico Cimini del CNR-IMAA ne raccontano la genesi: tutto nasce nel 1998, con un accordo firmato sulle rive del Lago Maggiore – il cosiddetto “Manifesto di Baveno” – in cui l’Unione Europea e le sue istituzioni spaziali decidono di unire le forze per creare un sistema di monitoraggio ambientale senza precedenti. Il nome è un omaggio all’astronomo polacco che mise il Sole al centro dell’universo, e l’ambizione non è da meno: osservare, comprendere e proteggere l’ambiente in cui viviamo, mettendo tutto alla portata del cittadino.

Render del satellite CO2M

Render di un satellite della missione CO2M – Copernicus Carbon Dioxide Monitoring mission. Crediti: ESA/Mlabspace

Il cuore del sistema è una famiglia di satelliti dedicati, le Sentinel, che portano a bordo sensori sofisticatissimi: radar, radiometri, spettrometri, strumenti che vedono nell’infrarosso, nelle microonde, in bande invisibili all’occhio umano. Ogni giorno inviano a terra terabyte di dati su sei grandi temi: cambiamenti climatici, emergenze, sicurezza, monitoraggio marino, atmosferico e del territorio.

La parola chiave è accesso libero. Perché tutti i dati Copernicus sono liberi, aperti e gratuiti. Niente abbonamenti, niente licenze. Come scrivono Buongiorno Nardelli e Cimini nell’albo: i dati satellitari – quelli che gli economisti chiamano “il nuovo petrolio” – sono di accesso libero e gratuito, per tutti. È una scelta precisa e rivoluzionaria, basata sull’idea che la condivisione delle informazioni accelera la conoscenza e l’innovazione.

Quando The EO Issue è uscito, nel 2020, otto Sentinel erano già in orbita. Oggi la costellazione continua a crescere: il Sentinel-1D, lanciato nel novembre 2025, sta completando l’avviamento proprio in queste settimane. La prossima in arrivo è forse la più interessante di tutte: la missione CO2M, progettata specificamente per misurare le emissioni di CO₂ di origine umana, è prevista in lancio nel corso di quest’anno. Per la prima volta, un satellite europeo potrà distinguere le emissioni prodotte dall’uomo da quelle naturali: un passo di cruciale importanza per lo sviluppo di politiche climatiche veramente efficaci.

Dalle alluvioni di Valencia al terremoto in Myanmar: Copernicus in azione

I numeri sono impressionanti, ma i casi concreti lo sono ancora di più.

Quando a fine ottobre 2024 la perturbazione DANA si è abbattuta su Valencia scaricando in otto ore la pioggia di un anno intero, il Servizio di gestione delle emergenze Copernicus (CEMS) è stato attivato immediatamente. I satelliti Sentinel-1 e Sentinel-2 hanno mappato l’estensione delle aree allagate – oltre 50.000 ettari, quasi 2.000 ettari di zone edificate sommerse – fornendo alle autorità spagnole informazioni cruciali per indirizzare i soccorsi. Le prime mappe dettagliate sono state consegnate in poche ore.

Pochi mesi dopo, nel marzo 2025, un terremoto di magnitudo 7.7 ha colpito il Myanmar centrale. Il CEMS ha prodotto 93 mappe dettagliate analizzando 106 immagini post-evento. In aree remote come Kalamataung, l’analisi satellitare ha permesso di verificare che le strade erano ancora percorribili – un’informazione che ha fatto la differenza per organizzare i soccorsi. In un’altra zona, l’analisi ha individuato la rottura di una diga, consentendo di prevenire danni a catena da inondazione.

Immagine satellitare degli incendi in Grecia nel 2023.

Copernicus Sentinel-2 mostra l’incendio in corso vicino ad Alexandroupoli. Crediti: 
contiene dati Copernicus Sentinel modificati (2023), elaborati dall’ESA

E poi ci sono gli incendi. Nell’estate 2023, la Grecia ha vissuto la peggiore stagione di incendi della sua storia recente. Le Sentinel-2 hanno catturato immagini di un fronte di fuoco lungo 70 chilometri nella regione dell’Evros – il più grande incendio mai registrato nell’Unione Europea. Il servizio CAMS di Copernicus ha calcolato che quei roghi avevano immesso in atmosfera un milione di tonnellate di carbonio in pochi giorni. Grazie ai dati Sentinel, il sistema europeo di monitoraggio degli incendi boschivi (EFFIS) ha migliorato la propria capacità di riconoscimento delle aree bruciate, passando dall’80% al 95% di accuratezza.

Non è osservazione passiva: è uno strumento che salva vite e guida decisioni. Ma con l’aumentare dei satelliti in orbita, aumenta anche un’altra sfida.

L’intelligenza artificiale entra in orbita

C’è un problema: i dati sono troppi. Le Sentinel inviano ogni giorno terabyte di informazioni. Elaborarli tutti con metodi tradizionali è semplicemente impossibile. In The EO Issue Eugenio Sansosti lo descriveva con un’immagine efficace, presa in prestito da Ritorno al Futuro: immaginando di salire sulla DeLorean e fare un salto nel 2050, il ricercatore si sarebbe trovato davanti a una mole di dati così sterminata che la vera sfida non sarebbe stata raccoglierli, ma gestirli. Non ha dovuto aspettare il 2050: quella sfida è già qui, e una prima risposta anche.

Al workshop “Artificial Intelligence and Earth Observation” organizzato dalla Commissione Europea a Bruxelles nel marzo 2026, l’AI è stata definita un “game changer” per l’Osservazione della Terra. E non si parla di futuro lontano: il machine learning viene già usato per addestrare modelli di previsione meteo a partire dai dati storici di Copernicus, per classificare automaticamente le navi nei mari europei e individuare possibili attività di pesca illegale, e persino per studiare la microfisica delle nubi – un campo in cui i ricercatori del CNR-IMAA e del CETEMPS dell’Università de L’Aquila hanno pubblicato risultati pionieristici combinando intelligenza artificiale e osservazioni satellitari a infrarossi e microonde.

Il punto non è sostituire i ricercatori con gli algoritmi, ma dare loro gli strumenti per non annegare in un oceano di dati. Perché il problema del 2026 non è più procurarsi le informazioni – è riuscire a leggerle. E a volte, a trasformarle in qualcosa di bello.

Quando i dati diventano quadri

Annamaria Luongo si definisce “Earth Observer” e fa esattamente questo: combina le bande spettrali dei satelliti come un pittore combina i colori sulla tavolozza, trasformando dati grezzi in immagini di straordinaria bellezza. Nell’intervista curata da Domenico Cimini in The EO Issue, racconta di come il corso di Telerilevamento all’università sia stato un colpo di fulmine, e di come durante l’incendio del Vesuvio nell’estate 2017 abbia pubblicato su Twitter un’immagine satellitare con la stima dell’area bruciata — venendo contattata il giorno dopo dal Copernicus Support Office. La sua elaborazione del vulcano Krakatau dopo il collasso del 2018, che mostrava per la prima volta una laguna dove prima c’era il cono, finì sulla copertina di una rivista internazionale di vulcanologia.

“Chi si occupa di Osservazione della Terra è quasi paragonabile ad un medico che osserva il respiro della Terra.”

Ma non è decorazione: è scienza. Come spiega Luongo, senza solide basi scientifiche si rischia di generare “mostri” dai dati satellitari. In un’epoca di open data e strumenti sempre più accessibili, la competenza di chi legge quei dati è più importante che mai.

Illustrazione di Walter Leoni: satellite che legge una sfera di cristallo che rappresenta la Terra.

E se un giorno smettessero di guardarci?

Dopo alluvioni mappate in poche ore, incendi tracciati dallo spazio e algoritmi che imparano a leggere l’atmosfera, vale la pena tornare alla domanda da cui parte la storia a fumetti di The EO Issue, scritta da Alessio Schreiner e disegnata da Donald Soffritti: cosa succederebbe se quei satelliti, un giorno, smettessero di funzionare?

È una domanda scomoda, proprio perché oggi i satelliti EO sono diventati indispensabili – per i soccorsi, per il clima, per l’agricoltura, per decisioni che riguardano milioni di persone ogni giorno. Schreiner e Soffritti l’hanno trasformata in un fumetto in cui i satelliti diventano personaggi con gli occhi, il carattere e – nel caso di quelli russi – il colbacco e gli zigomi rosa da matrioska: Occhi aperti sul pianeta Terra!

Come si chiama il satellite protagonista della storia e cosa c’entra il suo nome con un bastone piantato nel terreno duemila anni fa? Perché uno dei satelliti russi ha la faccia di un Dalek di Doctor Who? E cosa sarebbe successo se Schreiner avesse seguito la sua prima idea e scritto un omaggio a Lou Reed? Le risposte sono tutte dentro The EO Issue.

vignetta da "Occhi aperti sul pianeta Terra!"

Comics&Science alla Giornata della Terra di Torino

A proposito di Giornata della Terra: il 25 aprile a Torino, nell’area del Teatro Romano, Jacopo Peretti Cucchi della redazione di Comics&Science parteciperà al panel Non è (solo) una storia da social: complessità e accessibilità nella divulgazione di oggi“.

Un confronto su come raccontare temi complessi come la sostenibilità senza rinunciare al rigore, insieme ad Andrea Grieco, Giovanni Mori (Lifegate) e con la moderazione di Andrea Cenni (Direttore di Torino Magazine). 

🕕 Ore 18:15, accesso libero.

👉 Scopri il programma completo della Giornata della Terra 2026 a Torino.