Che cos’hanno in comune Topolino, Lindsey Vonn e Mike Bongiorno? Più di quanto pensiate – e presto lo scoprirete voi stessi.
Comics&Science è infatti pronta a tornare al Salone Internazionale del Libro di Torino, in programma dal 14 al 18 maggio 2026 con il tema Il mondo salvato dai ragazzini. Tra stand affollati, incontri inaspettati e pile di libri sconfinate, sarà presente anche il nostro avamposto dedicato al fumetto scientifico: il Comics&Science BASECAMP, con un succulento programma ricco di novità editoriali, laboratori, incontri e tanti attesissimi ospiti.
Per arrivare preparati – e capire come il fumetto si inserisce in questo grande racconto collettivo – abbiamo fatto quello che ci riesce meglio: fare domande. E le abbiamo fatte a chi questo racconto contribuisce a costruirlo dall’interno.
Abbiamo incontrato Federico Vergari, consulente del Salone e curatore delle aree fumetto e letteratura sportiva. Ne è uscita una chiacchierata che parla di nona arte come linguaggio (non genere!), di autoproduzione, di nuove voci e grandi miti, di sport raccontato come romanzo di formazione e curiosità sorprendenti – e sì, anche di quella storia su Mike Bongiorno. Preparate dunque un bel marshmallow filante da arrostire per la prima storia da ascoltare attorno al fuoco del nostro Basecamp.
Prima di tuffarci nell’intervista, però, facciamo un passo indietro.
Chi è Federico Vergari?
Federico Vergari (Roma, 1981) è un giornalista freelance che si muove tra sport e cultura pop. Al Salone Internazionale del Libro di Torino è consulente e cura la programmazione delle aree dedicate al fumetto e alla letteratura sportiva. Vergari è inoltre condirettore di Spiegamelo! – Festival di divulgazione scientifica. Il suo ultimo libro, I luoghi del Diablo (Lab DFG Editore), scritto insieme all’ex ciclista Claudio Chiappucci, racconta lo sport come una storia fatta di luoghi, memoria e identità.
A questo punto, mettiamoci comodi e lasciamo spazio al suo racconto.
Negli ultimi anni il fumetto in Italia ha vissuto una crescita importante, anche in termini di riconoscimento culturale. Come fotograferesti oggi il panorama comics italiano – tra graphic novel d’autore, manga, fumetto popolare e piccola editoria indipendente?
Si tratta senza dubbio alcuno di un bel panorama! Nel mercato editoriale italiano (in flessione) il fumetto tiene botta e resiste dimostrando di essere il ramo editoriale più in forma in questo momento. Siamo distanti da quel boom iniziato 5-6 anni fa, ma credo che sia un assestamento fisiologico e prevedibile.
Hai dichiarato più volte che al Salone volete trattare il fumetto per quello che è: un linguaggio e non un genere. Quanto è ancora necessario, nel 2026, spiegarlo al grande pubblico? E quanto, invece, questa battaglia culturale è già stata vinta?
Finché ascolterò e leggerò addetti ai lavori (tra cui anche molti rinomati professionisti che per lavoro studiano il mercato editoriale raccontandone i numeri e i cambiamenti) che fanno questo errore non sarà una battaglia vinta.
Poi se guardo nel mio orticello che in realtà è un florido ed esteso giardino ed è il Salone del libro e allora penso che stiamo lavorando bene. C’è una bella collaborazione con gli editori e una risposta positiva dai visitatori. La strada è giusta e forse con il prossimo ricambio generazionale in alcune posizioni vinceremo definitivamente questa battaglia culturale.
Senza anticipare tutto: quali sono i criteri con cui avete scelto temi e ospiti per l’area fumetto di questa edizione? Oltre al tema “Il mondo salvato dai ragazzini”, c’è un filo conduttore che attraversa la programmazione?
Io sono prima di tutto un lettore di fumetti, quindi cerco di portare al Salone i titoli che vorrei leggere io. Il filo conduttore è sempre il tempo presente, ritengo che il fumetto in quanto linguaggio con i suoi lavori ci aiuti a comprendere meglio il mondo che viviamo. A volte lo fa mettendoci davanti un’inchiesta, altre volte con un manga distopico che ci costringe a riflettere sui cortocircuiti della società e altre volte con della pura fiction, del resto cosa è meglio della pura narrativa per creare delle griglie che ci aiutino a leggere la realtà?
C’è spazio, nella programmazione del Salone, per dare visibilità ad autori esordienti o a voci meno conosciute? Come si bilancia la necessità di “nomi” che portino pubblico con quella di aprire spazi nuovi?
Quest’anno al Salone porteremo per la prima volta i fumetti autoprodotti con un’apposita sezione. Credo che sia la novità più dirompente degli ultimi anni per quanto riguarda la nona arte al Salone. Perché al contrario della letteratura classica il fumetto ha bisogno dell’autoproduzione per sperimentare tecniche e linguaggi nuovi. Non è una semplice velleità, un capriccio per potersi definire in qualche modo “autori”. Rispondo in questo modo per dire che siamo attenti a costituire una linea di programma capace di unire nomi noti e nomi in rampa di lancio in cui sono i contenuti a essere al centro di tutto. Un esempio su tutti? Quest’anno avremo Silvia Ziche che festeggia i 30 anni della Papernovela e Isotta Santinelli che trent’anni fa non era ancora nata e sta riscuotendo un ottimo successo col suo primo libro.
Comics&Science lavora da anni sull’incontro tra fumetto e scienza. Quanto pensi che il fumetto sia oggi uno strumento efficace per la divulgazione scientifica? A tuo parere ci sono formati, stili o approcci che funzionano meglio di altri in questo senso?
Il fumetto ha la capacità di unire immagini e parole e questo mix riesce a rendere semplici e immediati i concetti complessi. La componente visiva aiuta a elaborare meglio le informazioni, mentre la narrazione facilita la memoria e l’interesse del lettore. In questo modo, temi difficili possono diventare accessibili a un pubblico ampio. Credo che il lavoro di Comics&Science sia prezioso e fondamentale e spero di vedere sempre più fumetti dentro le scuole.

Copertina del primo volume di Touch (Star Comics)
Passiamo allo sport – ma prima di entrare nella programmazione, una domanda personale: quando pensi allo sport, quale fumetto ti viene in mente? C’è un’immagine, un personaggio, una storia a fumetti che per te ha catturato l’essenza dello sport meglio di qualsiasi altra narrazione?
Se chiudo gli occhi e penso a un fumetto che racconta lo sport penso a Touch, il manga di Mitsuru Adachi dedicato al baseball giovanile. Si tratta di un lavoro oceanico che contiene moltitudini. Dentro c’è tutto: la vita, la morte, l’amore, la voglia di rivalsa, la paura, il coraggio, la crescita interiore, l’ingresso nell’età adulta. Le storie di sport se ben raccontate sono dei veri e propri romanzi di formazione.
Dicevamo… al Salone curi anche l’area dedicata allo sport, un territorio che ha vissuto negli ultimi anni una stagione editoriale straordinaria. Tuttavia la narrativa sportiva è spesso relegata a una categoria a sé, distinta dalla “grande letteratura”. Eppure storie come quella di Chiappucci – come dimostra anche il libro che avete scritto insieme – hanno una profondità che va ben oltre la cronaca. Pensi che questa separazione stia cominciando a sgretolarsi?
La lettura sportiva pian piano – complici anche dei titoli fortunati e la nascita di case editrici specializzate e verticali – inizia a essere al centro dell’agenda editoriale. Lo sport è trasversale e sa parlare a tutti. Un motto del mio editore è: si scrive sport, ma si legge vita. Pensateci non è davvero così? Quante imprese sportive usiamo come stimolo? Quanti termini sportivi usiamo nella vita di tutti i giorni per raccontare la nostra quotidianità? In Italia ci manca ancora oggi un grande romanzo sportivo alla Open che possa farci fare il definitivo salto, mettendoci alla pari dei Paesi anglofoni ad esempio. Credo che sia solo questione di tempo: abbiamo sportivi di talento, storia (e storie), tradizione e grandi scrittori e scrittrici. A breve succederà, ne sono certo.
Curi due aree del Salone che a prima vista sembrano distanti – fumetto e sport – ma che condividono forse più di quanto si pensi: narrazioni epiche, eroi popolari, pubblici trasversali. Hai trovato punti di contatto inaspettati tra questi due mondi? Ci sono, o ci potrebbero essere, progetti che li mettono in dialogo?
Hai centrato il punto: il fumetto e lo sport sono di tutti, sono popolari e al tempo stesso possono essere alti e bassi, semplici e complessi. Al Salone è successo diverse volte che questi due mondi si incontrassero, penso – per dirne una – alla paperizzazione di Jannik Sinner sul Topolino. Un evento che ha unito sport, attualità, cultura e società. E uscendo dal Salone pensiamo solo al Topolino e a quanto ha fatto per lo sport e per il fumetto. Chissà quante persone che stanno leggendo questa intervista avranno imparato a leggere con il Topolino. E chissà quanti di voi sanno che il Topolino per decenni ha organizzato tornei internazionali per giovani sportivi? Sapevate che il primo trofeo internazionale vinto da Lindsey Vonn è stato il Trofeo Topolino? E a proposito di cultura pop sapete chi c’era nel comitato organizzativo del Trofeo sin dalla prima ora? Mike Bongiorno. Può bastare?
Guardando avanti: ci sono progetti, idee o direzioni su cui stai lavorando per il futuro – che riguardino il Salone, il fumetto, lo sport, o magari qualcosa che ancora non ti aspetti di fare?
Lato Salone i progetti sono molteplici e durano tutto l’anno e non si limitano ai soli 5 giorni di fiera. Lato personale mi piacerebbe lavorare di più e meglio sui social. Credo che siano il luogo dove bisogna insistere per far sì che le proprie storie possano arrivare a destinazione in maniera facile e comprensibile a tutti. Però voglio farlo a modo mio, spesso infatti non condivido le regole di ingaggio della comunicazione social che premia l’immediatezza a dispetto della profondità.

Credo che queste due identità siano semplicemente due facce della stessa medaglia. Essere un curatore del Salone aiuta il mio lavoro di scrittore e giornalista e viceversa. Il lavoro di chi cerca e racconta storie non è diviso a compartimenti stagni e ogni nuova sfida che affronto inevitabilmente mi lascia delle carte da poter giocare su molteplici tavoli.
Sulla semifinale raggiunta al Bancarella Sport posso dire che sono felice perché sono anni che lavoro per raccontare lo sport e le vite degli sportivi in un determinato modo e il raggiungimento di questo primo step del premio è una grande soddisfazione. E poi è fondamentale per me dire grazie a Claudio Chiappucci che si è fidato di me aprendomi cassetti (metaforici e fisici) della sua memoria.
Ci vediamo al Basecamp
Il resto, come ogni buona storia, va vissuto sul campo.
Inizia il conto alla rovescia verso il Comics&Science BASECAMP: vi aspettiamo dal 14 al 18 maggio presso Lingotto Fiere di Torino per il Salone Internazionale del Libro 2026.
Se volete arrivare davvero preparati, però, giocate d’anticipo!
📬 Iscrivendovi alla newsletter potrete scoprire in anteprima tutte le novità davvero croccanti in vista del Salone (spoiler: sapete quanti nuovi volumi porteremo quest’anno? Senz’altro più di quanti possiate immaginare 👀)
📲 E per seguirci passo dopo passo, tra aggiornamenti in tempo reale e contenuti esclusivi, unitevi anche al nostro canale Telegram.



